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Gigi Garanzini

Slow Foot di Gigi Garanzini

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Chi sono

Biellese d'origine e langarolo d'adozione, sempre facendo l'elastico con Milano, ho debuttato a La Notte nel '74 passando poi attraverso Il Corriere della Sera, La Voce di Montanelli, La Stampa.

Due esperienze dall'altra parte della barricata, la direzione del centro stampa ai mondiali italiani del '90 e quella del settore tecnico di Coverciano nel biennio successivo.

Ho pubblicato per Baldini-Castoldi-Dalai le biografie di Enzo Bearzot nel '97 e di Nereo Rocco nel '99: per Mondadori nella primavera del 2007 "E continuano a chiamarlo calcio".

Sono a Radio 24 dal primo giorno di trasmissioni, il 4 ottobre del '99, con il programma "A tempo di sport".

Collaboro a Il Sole 24 Ore con la rubrica del martedì "Chi non salta..."

23 maggio 2012 - 14:42

Buon viso e cattivo gioco

Non ho più l'età per fare buon viso a cattivo gioco. Ho visto la finale di Monaco a Cormons, di fianco a Brunone Pizzul che era il festeggiato di giornata, rarissimo esempio di propheta in patria. Tempo un quarto d'ora e l'hanno avuta vinta, anzi stravinta, il buon cibo e l'ottimo vino. Ci siamo ripromessi di provare a rivederla in registrata, per prolungare la digestione e discuterne l'indomani a Trieste. Lui dice di essere arrivato all'intervallo, io mi ero schiantato prima. Poi per carità, sarà anche vero che il gioco del Barca ogni tanto è noioso. Ma in quello del Chelsea per quanti sforzi faccia non riesco a trovarci libidine, e sarà certamente un problema mio.

Così come è un problema mio non aver capito perchè anche all'ultima partita della sua carriera in bianconero Del Piero sia stato sostituito per primo. Aveva per caso combinato meno di Borriello? E in ogni caso, visto che per una volta la partita l'aveva cominciata non era il caso di fargliela finire, essendo per l'appunto l'ultima?

E il pullman scoperto del Torino in giro per la città? Si è mai visto niente di più patetico per una società e una squadra che rappresentano pur sempre un pezzo di storia del nostro calcio? Non ho davvero più l'età per le buffonate, a maggior ragione se gratuite. Per questo avevo pensato ad un blog dove combattere l'inquinamento e provare a rifarsi la bocca. Mama mia come te son ridoto, avrebbe chiosato il Paròn.

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16 maggio 2012 - 18:48

Todo cambia?

Scrive Guido che latito, e ha perfettamente ragione. Non ho risposto nemmeno a chi mi chiedeva indicazioni per una visita in Langa, ma è chiaro che per carteggi di quel genere è di rigore scrivermi sulla mail della radio, giusto per rispettare quel minimo sindacale di privacy.

A proposito di privacy, visto che ormai la mostra di Trieste è stata inaugurata e non ho alcuna percentuale sui biglietti venduti (meglio precisare, stanti certi visitatori, non della mostra ma di questa ridotta) mi piace condividere la soddisfazione -anche qualcosa di più - per il successo di critica e per quello di pubblico che parrebbe delinearsi. Mi son perso quasi tutto dell'ultima giornata, ma credo di esser riuscito a ricreare attraverso il Paròn un'atmosfera di grande suggestione. Così almeno hanno detto i visitatori all'anteprima di lunedì, così hanno confermato i primi visitatori di ieri, così mi ha confermato stamane un certo Fabio Capello che era da queste parti per ragioni di famiglia e ci ha fatto un salto prima di ripartire per Londra.

Alla mia veneranda sono testimonianze che tonificano. E rigenerano. Ho visto uomini di calcio sorpresi, in qualche caso sbalorditi, da antichi filmati Rai che documentano interpretazioni tattiche e polemiche di mezzo secolo fa che sembrano assolutamente attuali. Tutto è cambiato intorno al calcio. Dentro, già meno

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7 maggio 2012 - 22:49

Meriti e demeriti

Innanzitutto la miglior difesa del campionato, e di gran lunga. Poi un centrocampo sontuoso, con il direttore d'orchestra gentilmente offerto dal lungimirante Milan e ai suoi lati una coppia di cursori di qualità come Marchisio e Vidal. Infine la cooperativa del gol che ha supplito all'assenza di un vero, grande attaccante mandando a bersaglio la bellezza di 18 giocatori. Le tre chiavi di un successo che alla vigilia pareva impossibile e poi è poco alla volta diventato sempre meno improbabile sino a trasformarsi, negli ultimi due mesi almeno, in un evento ineluttabile. Per meriti propri e insieme demeriti altrui, che risultano non meno evidenti. A cominciare da un disastro sanitario manifestatosi sotto forma di tre cambi obbligati anche nel derby forse più amaro dell'intera storia milanista. Seguito da quell' incredibile dopopartita in cui si intrecciavano per le vie di Milano festosi cortei nerazzurri e bianconeri.

Rimane il fatto che la Juve di Conte non ha fatto il massimo, bensì lo stra-massimo. Il Milan certamente no. Il resto è vita. E maglie nuove, che il paese tutto attende con il fiato sospeso.

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3 maggio 2012 - 1:42

La scatola nera

Per venire a capo di serate come questa ci vorrebbe la scatola nera. Solo così, forse, riusciremmo a capire perchè un allenatore come Delio Rossi, abituato a scaricare la tensione camminando su e giù e maltrattando sempre e soltanto il chewingum alla maniera di Ferguson, di colpo la deve sfogare saltando alla gola di un suo giocatore e strameritandosi il lodevole licenziamento in tronco dalla Fiorentina. Solo così verremmo a capo del mistero Buffon, che dopo aver già rischiato un colpo del genere nel primo tempo lo rifà quando non c' è più rimedio e perde palla come il più presuntuoso dei brocchi. Lui che è un campione ormai di lungo corso, e dal suo punto di visuale non poteva non aver colto la paura progressiva da cui la squadra era stata presa dopo quella montagna di occasioni gettate al vento. Non era una palla insidiosa quella scaricata su di lui.  Ma andava ricacciata lontana in sicurezza, in quel momento della partita, e difficilmente sarebbe più tornata nei paraggi visto il poco che mancava alla fine e la fatica che il Lecce in dieci faceva a portarla su.

Misteri. Dolorosi (Buffon ma anche Lucio, nel suo piccolo) o demenziali ( Delio Rossi, ma anche Marchetti tre sere prima). L'allenatore il suo dazio ha già finito di pagarlo. La Juve vedremo domenica a Trieste. Se torna a essere quella vista sino alla tremenda puttanata del suo totem non c'è partita, perchè il Cagliari non avrà certamente le motivazioni del Lecce. Ma se è quella degli ultimi minuti, se non riesce a scacciare in questi quattro giorni la sindrome da Dorando Pietri allora tutto può ancora accadere.  E sarebbe lo stramassimo dei colmi che a regalare uno scudetto già vinto fosse proprio quello che aveva cominciato a vincerlo con quella superprodezza border line a Ssn Siro.

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24 aprile 2012 - 0:16

Il punto di non ritorno

Se è vero che non c'è due senza tre non riesco a immaginare che cos'altro di disgustoso, mi verrebbe da dire di definitivo, ci aspetta nel breve periodo. Meno di un mese fa abbiamo scoperto che un difensore del Bari non solo aveva venduto una partita, anzi un derby che non è la stessa cosa, ma per essere ben certo della sconfitta aveva anche provveduto a un' autorete. In apparenza goffa, in realtà volontaria. E che diamine, mica poteva tradire gli ultras con i quali aveva diviso la torta. Il tempo di realizzare che era vero (ma ce n'è voluto, credetemi) ed ecco quest'altra follia di Marassi. Stavano disonorando la maglia, ha spiegato come niente fosse un capo ultrà all'Ansa. Chiaro no? Se una squadra perde disonora la maglia. Se gli ultras sequestrano uno stadio intero per obbligare i giocatori a togliersele, quelle maglie indegnamente indossate, ecco la catarsi. Ecco che quelle maglie ne escono purificate.

Mi piace pensare che nessuno di noi che il calcio lo amiamo a prescindere, nel mio caso da quasi sessant'anni, la maglia se la sarebbe tolta. Ma non è questo il punto. Il punto è che proprio mentre noi ci stavamo riavendo a fatica da quelle immagini, loro, in questo caso gli ultras del Latina, hanno capito che non potevano non raccogliere in qualche modo il messaggio lanciato da Marassi. E in attesa che i giocatori tornassero in pullman da Piacenza dove avevano soltanto pareggiato, gli hanno almeno sfasciato le macchine. Nel loro piccolo, si capisce, non tutti hanno l'onore della diretta tv.

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16 aprile 2012 - 22:28

Lega, basta la parola

Ho avuto la fortuna, sabato, di non essere a portata di televisore. E il merito, domenica, di tenermi alla larga da qualsivoglia programma sportivo (si fa sempre per dire, è ovvio) visto che non si giocava. Telegiornali non ne vedo da anni, dunque penso di essere uno dei pochi imbattuti rispetto alle immagini di quella straziante agonia. Ma che abbia dovuto intervenire la famiglia, quel poco che resta della sventurata famiglia Morosini, per chiedere a 48 ore di distanza di non diffondere più quelle sequenze dice meglio di mille trattati in che epoca infame ci siamo ridotti a vivere. L'epoca in cui le jene da salotto campano sui plastici: così poi i tossici che li seguono vanno a farsi i loro bravi veekend del dolore da Cogne ad Avetrano, dall'Aquila a Garlasco.

Da tutto quello che ho letto e sentito, mi pare che ciascuno nel suo ambito abbia provato a fare la sua parte. Riflettendo a voce alta su come evitare, per quanto possibile, che tragedie come questa abbiano a ripetersi. Medici, ricercatori, giocatori, allenatori, preparatori di ogni ordine e grado. Una sola categoria si è scannata senza pudore e senza traccia di rispetto per il povero Morosini: quella formata da chi il calcio di club lo dovrebbe organizzare. Non so che fine farà la Lega che indegnamente per anni ci ha governato. Ma quest'altra Lega non merita davvero miglior sorte.

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11 aprile 2012 - 1:02

Sorpassi e stampelle

L'ho già fatto oggi, anzi ormai ieri, in radio ma vorrei segnalare anche qui lo splendido articolo di Gabriele Romagnoli su Repubblica a proposito del rapporto Mancini-Balotelli. Uno dei migliori in assoluto che ricordi, pur da una penna che gli argomenti è avvezza a cesellarli. Avendo dato una scorsa agli interventi, questo mi varrà un altro cazziatone per aver tolto spazio al sorpasso della Juve, accidenti a me che continuo a preparare le mie scalette radiofoniche senza consultare i Pullitzer de noantri. Vorrà dire che gliene levo un altro po' per dire quanta sincera tenerezza mi ha fatto stasera il vecchio Milan con le sue stampelle lanciate oltre l'ostacolo. Gattuso, Seedorf, lo stesso Nesta con la sua classe intatta  sembravano avere il doppio dei loro anni: eppure digrignando le dentiere e sventolando il libretto pensionistico sono riusciti nel loro intento. Sono i primi a sapere che quegli altri vanno a velocità doppia e sarà durissima riprenderli. Ma è bello che l'orgoglio impedisca loro di arrendersi.

Quegli altri stanno vivendo il classico momeno magico dal punto di vista psicofisico. Fisico perchè continuano a correre come pazzi senza avvertire la fatica. Psico perchè ci credono talmente tanto da riuscire a non avvertirla. Dopodichè, oltre al miglior portiere del mondo con cui un anno fa mezza tifoseria voleva far cassa tanto c'era Storari, il trio di centrocampo Pirlo-Marchisio Vidal è di sicuro livello internazionale, la difesa riassestata da Conte regge oltre ogni ragionevole previsione, e davanti pur tra pause inattese ed errori di mira c'è un attaccante come Vucinic (così poco amato da almeno mezza tifoseria, forse la stessa che riteneva superfluo Buffon) che ogni volta che viene chiamato in causa, o si chiama da sè, alza comunque la temperatura del match. Senza il contributo di Milan Lab tutto questo non sarebbe ugualmente bastato per vincere. Ma visto che Milan Lab esiste e lotta insieme a loro, se ne può seriamente parlare.

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4 aprile 2012 - 1:38

Vincerà chi sbaglia meno

Rimpatriato suo malgrado, il Milan proverà ora a difendere i due punti di vantaggio in campionato. Non sarà facile. Primo perchè un mesetto fa Berlusconi aveva pronunciato la parola triplete, ed è chiaro ormai anche ai fedelissimi che il suo è il bacio della morte. Secondo perchè la Juve va davvero forte e di punti da qui alla fine potrebbe lasciarne pochi.

La volata scudetto la vincerà, come sempre nei testa a testa di primavera, non chi andrà al massimo ma chi sbaglierà di meno. Il Milan ha già commesso due errori esiziali. Il tentato recupero di Thiago Silva, prima del Barcellona, e quello di Pato, durante. Ne aggiungerei un terzo. Non aver metabolizzato per tempo il gol rapinato a Muntari, finendo per farne un caso di conflittualità permanente.

Anche la Juve qualche errore lo ha fatto e sta continuando a farlo. Il primo che mi viene in mente, e che offende l'estetica del calcio prima di qualsiasi altro parametro, è Borriello in campo con Quagliarella e Del Piero in panchina. Ma sinchè l'ambiente non ne risente, e il furore agonistico rimane quello dei primi tempi, i risultati continuano a fioccare.

Io penso che prima il Milan si rassegna all'idea che un Barcellona al 60, massimo 70 per cento era comunque superiore, più probabilità ha di vincere il campionato. Ma se appena appena ci rimugina, e lascia per strada qualche punto di frustrazione, finisce per perdere anche il campionato. Che in quest'ultimo mese e mezzo sarà bellissimo da vivere.

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26 marzo 2012 - 21:36

La nouvelle vague

Visto che le parole non vi mancano, stavolta vado di numeri. Quelli che più mi hanno colpito a questo punto della stagione e pesano più di tanti discorsi.

Il primo è che la Juventus ha 17 punti in più di un anno fa. Un'enormità. E lo stesso numero, che evidentemente non porta poi così male, figura alla casella reti subite. Se si torna a quello che in tanti pensavamo, io per primo, della difesa della Juve non c'è che da levarsi il cappello di fronte al lavoro dell'allenatore. Anche perchè a questa impermeabilità difensiva Conte non è arrivato arroccandosi: ma al contrario proponendo un tipo di calcio aggressivo, spregiudicato, di stampo chiaramente offensivo. E' un tipo ossessivo, su questo non c'è dubbio. Il genere di allenatore che ti prosciuga e sul quale non è detto si possa costruire un ciclo di lunga durata, a meno di cambiar le linee come all'hockey. Ma questo sarà il tempo, eventualmente, a confermarlo.

Il secondo è che il Milan, pur tra tante disavventure fisiche più quelle disciplinari di Ibrahimovic, ha comunque un punto in più di un anno fa. Dunque la squadra di Allegri sta facendo meglio, e sta anche segnando di più, nota di merito ulteriore per chi come la Juve riesce a non perdere la ruota. Vedete come, decollando dai numeri, si finisca per atterrare nella nouvelle vague degli allenatori. Dove terrei d'occhio Montella, non a caso aeroplanino, il cui Catania fa punti giocando bene a calcio. E senza la pretesa d'averlo inventato, come era successo qualche tempo fa con Zenga.

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20 marzo 2012 - 23:56

La strategia della pensione

Official o par amigos?

Official. Una partita che faticheremo a dimenticare, l'ha detto il telecronista Rai forse per via che potendo trasmettere solo queste se le ricordano più a lungo. E poi via di repertorio, quarto e ultimo confronto diretto di stagione, due vittorie della Juve e due pareggi, dunque se la finalista di coppa Italia è definita, non è detto che lo sia anche la vincitrice del campionato. E fin qui non ci piove. Così come non piove sulle emozioni, su quel grande giocatore che è Vucinic quando non si incarta in quell'indolenza che gli ha impedito sin qui di essere il campione che potrebbe.

Par amigos. In coppa Italia i pre-pensionati ci possono anche stare. C'è stato Seedorf, c'è stato Del Piero che ha fatto persino gol, sparecchiando Mexes che ha giocato il primo tempo con la macchina fotografica a tracolla e si è svegliato solo quando è arrivato il momento di fare a botte con l'insigne Borriello. Ma i pensionati no. E poichè Inzaghi lo è da tempo, perlomeno per Allegri, vederlo entrare in campo a un quarto d'ora dalla fine più supplementari mi ha fatto, come dire, un certo effetto. Che i problemi di stomaco, quel vagare incerto per il campo e lo stiramento finale hanno penosamente confermato.

Ecco, quello sì farò un po' fatica a dimenticare. L'eutanasia di un grande attaccante sopravvissuto a se stesso dopo una doppietta in finale di coppa Campioni quando già pareva al capolinea. Ma non ieri l'altro. Cinque anni fa.

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