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Gigi Garanzini

Slow Foot di Gigi Garanzini

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23 gennaio 2012 - 22:47

Campionato due volte bianconero.

A metà del cammino, campionato bicolore nel senso del bianco e nero. Con il calendario che si diverte a piazzarti subito Juventus-Udinese, come già si era divertito con le doppie sfide di coppa e campionato prima tra Milan e Novara, poi tra Milan e Lazio. Considerati i 5o milioni realizzati in estate dall'Udinese e quelli assai più abbondanti spesi dalla Juventus, mi impressionano molto, ma molto di più i 38 punti friulani dei 41 piemontesi. Ma è vero anche che i primi difficilmente verranno ripetuti nel ritorno, mentre i secondi hanno tutta l'aria di rappresentare lo zoccolo duro di uno scudetto tra il possibile e il probabile. Così sarà magari più contento l'implacabile Alberto '72, che continua a stare agli habitués di questo blog come un bevitore di tavernello in un club di sommellier. D'altra parte il '72 è stata - davvero - l'annata più sfigata del secolo, e basta rileggersi a parità di fede juventina il redivivo Mario '71  -annata strepitosa- per riflettere che magari qualcosa vorrà dire.

E' vera, a proposito, l'incredibile decrescita del numero di infortuni bianconeri, nonostante i guai recenti ma circoscritti di Marchisio e Pepe, è vero il contributo di passione che quasi soffoca i giocatori nel nuovo stadio e garantisce stasera con la Roma un tutto esaurito a prescindere, clamoroso in coppa Italia. Eppoi la voglia di riscatto, la dedizione collettiva da Buffon ai magazzinieri. Ma a me quello che davvero fa impressione, e sbalordisce, sono i soli 12 gol al passivo. Che l'armata Brancaleone dello scorso anno sia diventata la miglior difesa del campionato, con il solo innesto di Liechsteiner che peraltro fa più l'ala del terzino, è la prova del nove del valore di Antonio Conte sia dal punto di vista tattico che delle motivazioni. Sempre col permesso degli scienziati frequentatori di cui sopra, questo è sottinteso.

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16 gennaio 2012 - 23:57

La password nerazzurra

Nella giornata in cui la Juve manca l'occasione di fare un po' di vuoto, e non è la prima, c'è chi si chiama dentro e chi si chiama fuori. Si chiama fuori il Napoli, che perde col Bologna anche l'ultimo autobus, si chiama dentro l'Inter che ha forse trovato la password ( si scrive equilibrio, si legge mediocrità) per provare a vincere il campionato.

Mai un momento di supremazia, mai nemmeno di iniziativa nel derby con il Milan. Solo tanta umiltà. Segno che Ranieri ha convinto combattenti e reduci che le glorie passate non tornano, e tanto vale provarci giocando al meno, non al più. Risultato. Sesta vittoria consecutiva, nove punti rimontati alla Juve in un mese e mezzo, sosta natalizia compresa, un solo gol al passivo, quello del leccese Muriel. Samuel e Lucio nemmeno parenti dei fratelli De Rege autunnali, il Milito dei bei tempi, Zanetti, Cambiasso e Thiago Motta dei tempi normali. Se qualcuno spiega a Moratti che quella per Tevez era solo un azione di disturbo, e che una volta intervenuto il suocero di Pato tanto vale lasciarlo perdere, l'apache, perchè la vecchia guardia nerazzurra è già arrapata di suo senza bisogno di acquisti altolocati, va a finire che l'Inter azzecca un'altra di quelle rimonte storiche tipo '64 o '71. Che io ricordo non solo perchè fecero storia, ma perchè annate memorabili per il Barolo come soltanto, dopo quelle, l'82 e il '90.

Complimenti a stefano m. La sua teoria secondo cui lo stadio a misura di spettatore galvanizza, ma anche destabilizza, è di quelle che a suo tempo mi convinsero a dar vita a questo blog. Non fermarsi alle apparenze, provare a ragionare. Possibilmente in controluce.

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10 gennaio 2012 - 0:19

La caccia alle streghe

Finita la disintossicazione di Capodanno ho visto, in ordine sparso, un affascinante progetto di fantasista, Alvarez, un grande attaccante di oggi/domani, Jovetic, il solito, magnetico, Ibra, la Juve che non muore mai, la giovane Roma presa per mano dal vecchio Totti, un signor Napoli quando può pensare soltanto al campionato. Il tempo di arrivare in redazione, e voilà una caterva di mail con la preghiera di aprire il link e dire che effetto mi fa quel filmato del portiere del Napoli.

Che filmato? E di quand'è? Del 3 dicembre? O maronna. Sul gol del 4-1 di Cavani? A pelle la penso paro paro a quelli che me l'hanno inviato, a maggior ragione per via della frase di Lucarelli a bordo campo. Poi sento la versione di De Sanctis, lo vedo sereno, sdrammatizzante, parla di caccia alle streghe. Ma chi le ha chiamate 'ste streghe? Chi le ha legittimate? Noi poveri pirla che prendiamo tutto (o quasi tutto) per oro colato, o lorsignori? O quelli come Doni, con la mano sotto il mento? Con la "cara al sol", per dirla alla franchista, visto che ideologicamente siamo da quelle -miserabili - parti? Avete idea di quanti insulti mi son preso dai tifosi dell'Atalanta per aver detto o scritto la metà della metà di quella che adesso è diventata la posizione ufficiale degli ultras, ma non ancora del leggendario Vittorio Feltri?

Ma sbaglio o Doni era tra i fondatori del sindacato calciatori alternativo? E ho letto male, o stamane il presidente del sindacato vero, Damiano Tommasi, ha detto ai capitani di serie A che il momento è drammatico ed è ora di prendere esempio da Simone Farina? Il problema è che Farina era già a Zurigo per la foto ricordo con Blatter, così impara. E che tra i capitani cui Tommasi si è rivolto c'era anche De Santis. Data l'ora provo con l'aspirina, ma non giurerei di cavarmela.

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23 dicembre 2011 - 0:26

Il milite ignoto

Continuo a pensare che in materia di scommesse insieme a un po' di arrosto ci sia tanto fumo e altrettanta mitomania. Ma intanto il tarlo del dubbio si fa strada, e se un giorno un pentito dichiara che i guadagni più cospicui si fanno sull'over e l'importante è segnare presto per mettersi tranquilli e poi giocarsi la partita, quando la sera dopo vedi una caterva di gol nel primo tempo, cinque addirittura nel giro di un minuto, finisce che il campanellino lo senti suonare. Non ci credi, ma ci cominci a pensare, e già non è un buon segnale.

Boh, speriamo bene. E speriamo soprattutto che il milite ignoto del Gubbio faccia proseliti. Perchè quando ti si para davanti il faccendiere a offrirti quattrini in cambio della torta, non basta rifiutare, anche se è già qualcosa. Occorre denunciare, come ha fatto per l'appunto il milite ignoto sapendo in partenza che avrebbe corso dei rischi, come sempre accade se ti metti di traverso ad avanzi di galera. Ma chissà se immaginava che l'aver fatto semplicemente quanto meritoriamente il proprio dovere l'avrebbe anche esposto a un ridicolo processo di beatificazione. Io credo che qualsiasi persona per bene avrebbe piacere di stringere virilmente la mano al milite ignoto complimentandosi con lui. Leggo invece che il popolo di Facebook di cui mi onoro di non fare parte, né oggi né domani né mai, lo vuole direttamente in nazionale. E mi vien da preparare una volta di più i documenti per l'espatrio, come temo stia pensando di fare lo stesso, sventurato, milite ignoto.

 

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13 dicembre 2011 - 0:48

Poca Juve, pochissimo Real.

Domenica in casa della Lazio e poi mercoledì in casa con la Juve, l'Udinese capirà una volta per tutte sino a che punto è lecito sognare. Se conosco un po' Guidolin, che a sua volta conosce a menadito i suoi e gli altri, oserà qualcosa in più all'Olimpico che al Friuli. Ma già con due pareggi potrebbe convincere Pozzo a reinvestire una -piccola - parte degli utili estivi.

Mi ha molto sorpreso il pari dell'Olimpico, che alla fine è giusto al netto delle occasioni in più create dalla Juve e del rigore fallito da Totti. Perchè è vero che la Roma ha giocato una partita di grande coraggio, che De Rossi e Heinze si sono superati e che Taddei è stato alla lunga il migliore in campo. Ma di una squadra così avventurosa la Juve avrebbe dovuto ben diversamente disporre se solo Marchisio e soprattutto Pirlo avessero giocato una partita all'altezza, per tacere di Vidal e del suo autogollonzo che lo ha poi mentalmente condizionato. Due punti buttati, come, anzi più del Milan che a Bologna si è trovato davanti una squadra ben diversamente compatta e equilibrata.

Dopodichè, anzi, primadichè, sfido chiunque a regalare un gol come quello di Valdes dopo 23 secondi di Real-Barca e rimettere palla al centro, a quel punto sotto di 9 lunghezze, ricominciando come se niente fosse. Eppure, più ancora del complesso di superiorità del Barcellona ( nel senso di fiducia totale nei propri mezzi) mi ha colpito quello d'inferiorità del Real. Con quel regalo in avvio, era la volta buona di rendergli la manita cancellando anni di bastonate. Ne han presa un'altra, forse quella che in assoluto fa più male di tutte.

 

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5 dicembre 2011 - 22:32

L'Inter doppiata dalla Juve

Tredici giornate, un terzo e qualcosina di stagione. La Juve un po' più su del previsto, un po' più giù il Milan, in linea la Lazio, fuori ordinanza l'Udinese dopo quei tre ceduti in estate. In saldo negativo il Napoli a nove punti dalla vetta, incredibile l'Inter a meno della metà dei punti della Juventus. Il resto più o meno secondo copione, Roma compresa.

Qualità? Valori assoluti? Contentiamoci delle emozioni. Di qualche scoperta e di altrettante riscoperte, Marchisio per dirne uno ma anche Nocerino per dirne un altro. Perchè Denis no? Non farebbe comodo al Napoli piuttosto che all'Udinese che un po' di fretta di lasciarlo andare l'hanno avuta? Io se fossi Pozzo un serio pensierino lo farei. Con cinquanta e fischia milioni di saldo attivo penserei a un regalo di Natale per Guidolin. Per esempio? Per esempio Amauri, a fare aria a Di Natale o a prenderne il posto quando deve rifiatare.

Ma questi sono problemi loro, di lorsignori. Noi dobbiamo pensare a campare con almeno una partita a sera, ininterrottamente, disperatamente. E a fare in modo di non svegliarci con gli occhi sbarrati e in una pozza di sudore chiedendoci chi ha segnato quel gol, chi ha parato quel rigore, chi è quello che si poteva anche espellere. Perchè dopo un po' tutto si accumula, tutto si sovrappone, e tutto infine si spappola. Diceva Socrates che il calcio in tv lo annoiava, e che per guardarlo dovevano dargli dei soldi. Ciao magrao, eri troppo avanti per invecchiare come uno qualunque.

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28 novembre 2011 - 23:26

Il pugno duro

Tra le cose che più mi hanno colpito in questi giorni c'è il pugno duro della Roma nei confronti di Osvaldo. Non che fosse morbido il pugno di Osvaldo a Lamela. Ma averlo punito con severità, una volta che la notizia era uscita, segna un coraggioso punto di svolta rispetto alla gestione di casi analoghi e peraltro niente affatto inediti. E' vero che i panni sporchi si lavano in casa. Ma una volta che qualcuno li stende al pubblico ludibrio tanto vale affrontarla, la situazione. Certo, anche in questo caso la genialità del paròn resta insuperata. La volta che Blason stese il suo compagno di squadra Azzini con un gancio da kappao davanti al pubblico dell'Appiani non fu facile uscirne. Rocco cominciò col dare un giorno di riposo in più per pensarci meglio. Dopodichè organizzò per il mercoledì la pubblica consegna di un'orchidea da parte di Blason ad Azzini, che aveva ancora il naso completamente nero. E fu una delle prime volte che, in quegli anni '50, si mossero le telecamere Rai per una seduta di allenamento.

Vabbè. Buffon sostiene dopo la bella vittoria di Roma che non sarebbe serio cominciare a parlare di scudetto. Ranieri invece dopo la rap., sì insomma dopo la vittoria di Siena, dice che nello scudetto l'Inter non deve smettere di credere. Fanno entrambi la loro parte, per carità, e la fanno anche bene perchè uno deve gettare acqua sul fuoco e l'altro provare ad alimentare la fiammella. Ma questo spiega meglio di mille teorie perchè in radio evito da sempre le interviste ai personaggi in carriera. Perchè già giornali e televisioni, che di quello giustamente campano, son costretti a farsi prendere per il...naso. Noi potendolo ne facciamo a meno.

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21 novembre 2011 - 23:06

Lenti a contatto

Primissime tappe di questa no-stop lunga 33 serate consecutive e già mi torna in mente un verso dannunziano. Non che sia il mio genere, anzi, ma quell'"ah, perchè non son io co' miei pastori" fotografa impeccabilmente lo stato d'animo del momento. Magari è la nostalgia per il pastore frusinate che ascolta il programma tutti i giorni, e ogni tanto chiede di intervenire e dice puntualmente cose assai più sagge dei colletti bianchi che parlano col birignao. Rosa al centralino, che dopo tanti anni fatica a fare una piega per chicchessia, alla voce del pastore si scatena e anzichè digitarne il nome sul display si scaraventa di persona a far cenni disperati di là dal vetro.

Vabbè. A che tavolo dovrei presentarmi con vino e salame, caro usq? Ci crede se le dico che a certi tavoli non mi siederei nemmeno a pagamento? Ho scelto tanti anni fa di girare alla larga da certi tavoli, certi salotti, certi poteri che parrebbero forti e invece trovo ridicoli. A tavola col pastore frusinate, tutta la vita, lui coi suoi formaggi e io con il vino della mia poca terra che la sua figura la fa.

Pallone. Solo di sponda. Mi ha intrigato unestatefa con il centrocampo lento dell'Inter, Motta-Cambiasso-Stankovic. Perchè mi ha ricordato il maestro Liedholm, e il centrocampo che costruì alla Roma l'anno dello scudetto '83. Le due mezzeali erano Prohaska e il povero Di Bartolomei, li chiamavano i lenti a contatto. Dopo un po' arretrò Diba a libero davanti e all'austriaco affiancò Carletto Ancelotti, non proprio un fulmine di guerra. Per correre c'erano Vierchowod, dietro, e Brunetto Conti su tutto il fronte offensivo. Ma innanzitutto c'era il motto del barone a tracciare il solco. "Nel joco del calcio si deve correre. Ma è palla che deve sudare."

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15 novembre 2011 - 23:46

Aggrappati a(i) Mario

Interessano Tar e dintorni? Pregasi cambiare blog,  c'è l'imbarazzo della scelta. E delle fogne.

Interessa il pallone? Parliamone. Sapendo in partenza, lo dico ai neofiti e lo ricordo ai distratti, che l'indegno tenutario di questa ridotta è da sempre e per sempre il prototipo del bastian cuntrari. Sicchè se parliamo di Italia la mia idea è che sia molto più utile alla causa, in prospettiva, la sconfitta con l'Uruguay che non la vittoria in Polonia. E che la dimensione da potenziale fuoriclasse di Balotelli si sia vista più a Roma che non a Wroclaw, dove comunque il gran gol gliel'aveva in buona parte regalato il portiere. Contro gli uruguagi il giovanotto che porta il nome di battesimo di moda (Monti, Draghi, serve altro?) ha preso un sacco di botte senza -quasi- fare una piega. Ha ispirato, dettato, rifinito le migliori azioni azzurre. E ha denotato un tasso di personalità, riconosciuto a pelle dai compagni, da vero campione. Dopodichè i voti in pagella dei critici paludati sono più bassi di quelli polacchi. E questa, dal mio punto di vista di bastian cuntrari, anche nei confronti della categoria, è la prova del nove.

Un anno in Uruguay, tra quei difensori figli di buona donna, e Balotelli diventerebbe il fuoriclasse che tutti aspettiamo. Ma state pur certi che già questa partita con la celeste è servita a far crescere la nostra nazionale. Che già in mattinata, dal presidente Napolitano, aveva dimostrato e non solo attraverso le splendide parole di Buffon di essere diventata adulta. Io dico che ce forse ce la possiamo ancora fare, su tutti i fronti. E se proprio dobbiamo toppare, che sia su quello del pallone.

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7 novembre 2011 - 22:27

L'aplomb di Prandelli e Guardiola.

Presa buona nota delle date dei recuperi,  Napoli-Juve e Genoa-Inter,  entrambi di martedì con conseguenti anticipi al sabato degli impegni domenicali, due dati di fatto balzano agli occhi. Il primo è che più che da un prefetto i rinvii parrebbero essere stati decisi dalla pay-tv. Il secondo è che tra una decisione presa a caldo da chicchessia e una a freddo presa dalla Lega calcio, la prima è di gran lunga preferibile. Scherzo, ma fino a un certo punto. E invidio una volta di più l'aplomb del direttore responsabile Marco Traversi di fronte a un carteggio, in materia, davvero avvilente. E purtroppo non più sorprendente.

Invidio del pari anche l'aplomb di Prandelli, perchè perdere nel giro di una settimana Rossi e Cassano e poi doversela vedere con i malumori sotterranei della Juve e le battute a fior di labbra di Galliani sono esperienze che mettono alla prova il sistema nervoso. Il mio amico Bearzot avrebbe tracimato per molto meno. Ma oggi evidentemente, con le eccezioni che conosciano da Mourinho a Mazzarri, il self control è parte integrante del bagaglio di un allenatore. La reazione di Guardiola alle volgarità di Ibra ( e al non meno volgare battage pubblicitario di Rizzoli) è assolutamente di alta scuola. E dire che Guardiola, per fortuna dal solo punto di vista fonetico, farebbe pure rima con Raiola.

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1 novembre 2011 - 0:01

Forzantonio

Non saprei dire perchè, ma da qualche ora mi tormenta una frase di Fascetti letta non so più dove qualche mese fa. Diceva grosso modo, il mio amico Neno, che non riusciva più a riconoscere Cassano perchè era diventato normale, dunque diverso, troppo diverso da quello che lui aveva allevato e tentato di svezzare tanti anni prima. A questa si somma la battuta di Galliani, proprio dopo la vittoria di sabato all'Olimpico, per sottolineare il peso forma finalmente raggiunto dal giocatore, dopo anni di insuccessi nella lotta contro la bilancia.

Saranno semplici suggestioni, spero vivamente che lo siano. Ma la realtà della prima diagnosi, che temo destinata a trovare conferma, ci dice invece che proprio nel momento della tardiva ma finalmente raggiunta maturazione qualcosa si è ribellato nel dna di un talento la cui unicità consisteva, per l'appunto, nell'impossibilità di essere normale. Se stessimo parlando di una persona come noi, passata la paura, non potremmo che ritenerla fortunata perchè quel campanello d'allarme gli ha tempestivamente segnalato come allungarsi la vita. Parlando invece di un atleta di 29 anni quello stesso campanello potrebbe anche aver suonato la fine di una carriera che stava, tardivamente, cominciando ad avere un senso compiuto.

Chissà che mettere per iscritto questo sospetto non valga ad esorcizzarlo. Certo che, se così non fosse, sarà più difficile illudersi che tutto non sia già scritto nel misterioso libro del destino.

 

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