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Gigi Garanzini

Slow Foot di Gigi Garanzini

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19 dicembre 2012 - 23:38

La tre giorni del Napoli ( e del Bologna)

Non essendo vocato alla statistica, tantomeno in coppa Italia, non ho idea se qualcosa di simile fosse mai accaduto. Ma che una piccola squadra, qual è oggi il Bologna, giochi due volte in tre giorni sul campo di una grande come il Napoli e la elimini prima dal campionato e poi dalla coppa, è più sbalorditivo che sorprendente. Ho visto entrambe le partite, e non si può davvero dire che il Napoli abbia lesinato l'impegno. Nè che sia stato particolarmente sfortunato, fatto salvo il palo di Pandev nel finale della sfida numero due. La vera sorpresa è stata la qualità del gioco bolognese, sia con i titolari in campionato che con i rincalzi in coppa: già perchè, per soprammercato, mentre il Napoli ha fatto ragionevole turnover, il Bologna ha letteralmente cambiato le linee.

Che qualcosa nel Napoli non funzioni è abbastanza evidente. Che giocare due partite in tre giorni a cavallo di una penalizzazione, attesa ma pur sempre traumatica, non sia facile è altrettanto evidente. Ma al di là dei demeriti napoletani mi pare che i meriti bolognesi siano decisamente superiori. Anche e soprattutto per la personalità, quasi per la sfrontatezza con cui hanno affrontato la doppia trasferta, e la seconda più ancora della prima. Qualcosa di buono, e di casereccio a parte Konè, si trova ancora tra i rincalzi e i ragazzi anche in squadre di non primissima fila. Peccato che la maggior parte delle società anche in vista del mercato prossimo venturo preferisca l'import-export, e non sempre, anzi quasi mai, per ragioni tecniche.

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Ci giochiamo la vita di tutti i giorni
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12 dicembre 2012 - 20:22

Colantuono, il ventriloquo.

Ecco, per una volta e per un giorno solo vorrei essere il presidente di una società di serie A  per togliermi il gusto di acquistare Stendardo.

Avete presente la storia? In estrema sintesi, Stendardo oltre a giocare nell'Atalanta fa pratica legale. Gli fissano l'esame di abilitazione da avvocato nei giorni in cui la squadra ha l'impegno di coppa Italia all'Olimpico (ma la società era al corrente, pare, sin dalla scorsa estate delle date della sessione) , lui ovviamente si presenta agli esami e pazienza per la coppa Italia,  e il suo allenatore Colantuono dà fuori di matto. Dicendo che Stendardo si prenderà la responsabilità del suo gesto, che è l'Atalanta che gli dà da mangiare, che l'esame poteva darlo tra un anno, e che in ogni caso i panni sporchi si lavano in famiglia.

Perchè comprerei Stendardo? Innanzitutto perchè vorrei avere in spogliatoio uno che il tempo libero dal calcio lo dedica ai libri di diritto anzichè alla playstation: o magari alla piacevole frequentazione di ultras, visto che si sta parlando di Atalanta. Poi perchè approfitterei della circostanza per ricordare al mio allenatore che i problemi di campo sono suoi : quelli societari, a vario titolo, sono miei. E se ad altri presidenti fanno comodo gli allenatori-ventriloqui, un nome a caso, Percassi, io preferisco invece non delegarli. Nella presunzione, magari vana, di riuscire a mettere in fila qualche stronzata di meno.

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5 dicembre 2012 - 0:18

Così è se vi pare

Quando una decina di anni fa ho deciso che non avrei più messo piede in uno stadio (italiano) non era stato il calcio a disgustarmi, tant'è vero che continuo a vederne ben più di prima. Era stato il pubblico, le curve, i cori, gli striscioni, la tribalità ad ogni costo. Era un Inter-Roma di coppa Italia, c'ero andato non per lavoro ma per la curiosità di vedere dal vivo Totti e Cassano insieme. Uscii dopo mezzora, una volta per tutte. Era come se quella sera, peraltro non poi così diversa da tante altre, se non per me che avevo la guardia abbassata e la voglia di una partita senza prendere appunti, mi avessero improvvisamente alzato il sonoro: facendomi per la prima volta percepire l'assurdità di condividere un evento, ma anche uno spazio, con gente di una così spaventosa incultura sportiva.

Per questo non ho trovato nulla di strano nello striscione dell'altra sera ispirato alla tragedia di Superga. Né in altri più o meno osceni esposti qua e là in questi anni. Era la prima volta che il Torino giocava in quello stadio, poteva il comitato d'accoglienza perdersi il suo attimo di celebrità? No che non poteva. Tant'è vero che è finito su giornali e tv, in Italia e nel mondo, per la modica spesa di 10 mila euro inflitta dall'implacabile giudice sportivo, ma a carico ovviamente della società. Missione compiuta. In termini di comunicazione, che ai giorni nostri è quella che conta, il massimo risultato con il minimo sforzo.

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27 novembre 2012 - 17:58

Il Barca a chilometro zero

Non che prima mi mancassero gli argomenti. Ma adesso conosco la risposta definitiva a chi mi domanda la ragione della mia passione per il Barca. Domenica scorsa, uscito Dani Alves per infortunio al 13°del primo tempo e subentrato Montoya, il Barcellona ha giocato e vinto 4-0 a Valencia sul campo del Levante con undici giocatori del vivaio su undici. Più Tito Villanova in panchina, a sua volta allenatore autoctono, o a chilometro zero se preferite.

Ricordo che una delle volte in cui qualcuno mi propose una carriera da dirigente (sempre respinti con perdite perchè non sarebbe stato il mio mestiere), risposi che l'unico progetto che mi avrebbe affascinato sarebbe stata, ovviamente nel tempo, una squadra interamente fatta in casa. Fui preso ovviamente per matto, e congedato con un pizzico di curiosità e una tonnellata di commiserazione. Oggi non solo quella squadra esiste, ma è anche la più forte del mondo. E tra le più grandi di tutti i tempi.

Non so quanto potrà durare a questi livelli, perchè non da tutte le covate si schiudono pulcini come Messi, o come Xavi, o come Iniesta. Ma un sacco di ragazzi di talento, cresciuti con quella filosofia di calcio, già premono alle spalle dei grandi. A me sinceramente sembra una favola. Anche se capisco che un ampio dibattito sulla moviola in campo ha tutt'altro spessore culturale.

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19 novembre 2012 - 20:27

L'amalgama viola

Si è parlato troppo poco di questa Fiorentina. E se oggi merita la ribalta è per la classifica, certo, ma ben di più per il come ci è arrivata. Nel calcio di un tempo una delle parole chiave era amalgama. Quando una squadra inseriva due-tre nuove pedine nella formazione base (il massimo per l'epoca) l'allenatore giustificava gli stenti iniziali con la mancanza, per l'appunto di amalgama. Un giorno Massimino, storico presidente del Catania, stufo di sentir dire che alla squadra mancava amalgama convocò il direttore sportivo e gli disse più o meno che era stufo di quella menata, e che avendo fatto 30 sul mercato tanto valeva fare 31, "accattando 'stu famoso Amalgama".

Nella Fiorentina di Montella giocano stabilmente due sole pedine della stagione scorsa, Jovetic e Pasqual. Lljiac, altro superstite, entra e esce. Tutti gli altri sono nuovi di zecca, pescati sul mercato con mano evidentemente felice e poi affidati all'assemblaggio di un tecnico emergente, anzi già emerso ma destinato forse a traguardi di prestigio come Vincenzo Montella. Non credo che la Fiorentina, nonostante l'escalation, sia competitiva per il titolo. Ma se soltanto dovesse continuare più o meno a questo livello, già avrebbe smentito uno dei più antichi luoghi comuni del nostro calcio.

E' appena il caso di segnalare che i tre indizi che fanno una prova erano nell'ottica di chi i torti, veri o presunti, li subisce. C'è anche chi si ferma a due, chi si contenta di uno, magari molto presunto. Il calcio è bello perchè è vario. O avariato.

 

 

 

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12 novembre 2012 - 19:50

I 10 punti di Milan e Inter.

Arrivati ad un terzo di campionato, potremmo per una volta farci suggerire qualche spunto dai numeri.

Il primo è 10. Come i punti che il Milan ha in meno in classifica rispetto a un anno fa. Come i punti che l'Inter invece ha in più. Come i gol che la Juventus ha segnato in due partite dopo la sconfitta contro l'Inter che l'avrebbe potuta tramortire.

Poi viene l'11. Sono i punti in più della Fiorentina, frutto di una rivoluzione di mercato in piena regola e dell'eccellente assemblaggio di Montella. Vincere oggi sul campo del Milan non è un'impresa di per sè. Lo è riuscirci con quella personalità dovendo rinunciare al suo miglior giocatore, che è poi anche l'unico attaccante di qualità.

12 sono le sconfitte consecutive di Sampdoria e Genoa messe assieme, 7 del Doria e 5 del Zena. Non sono uno statistico, ma credo proprio si tratti di un record assoluto. Che non potrà essere superato la prossima domenica solo perchè si gioca il derby e non possono perdere entrambe.

Se poi arriviamo ai numeri alti, sono 76 i gol segnati da Messi nell'anno solare. Uno in più di Pelè nel 1958, quando il brasiliano non aveva che 18 anni. E non è ancora record assoluto, perchè Gerd Muller nel 1973 arrivò a segnarne 85. Da qui a Natale il Barca giocherà altre 8 partite tra campionato e coppa. Se Leo continua a star bene non è detta l'ultima parola, accidenti a chi me l'ha oscurato.

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5 novembre 2012 - 23:21

Stramaccioni e le caldarroste.

Della serie, anche stavolta ci ho preso eccome, a un interista perplesso sul panettone di Stramaccioni -parlo di un paio di mesi fa - ricordo di aver risposto che già le caldarroste dei Santi mi parevano un miraggio. Al di là di una squadra da reinventare, che era certamente il problema principale, mi sembrava che con quella suscettibilità e quella supponenza da primo della classe il clan dei vecchi argentini se lo sarebbe mangiato vivo, come già aveva fatto con gente ben più scafata di lui.

Questo invece le caldarroste se le è sgranocchiate di gusto nientemeno che sul campo della Juve. Ci ha rimesso il quinto metacarpo, con un cazzotto alla panchina quando l'arbitro ha finto di nulla sull'espulsione di Lichsteiner. Ma nessuno se n'è accorto, tantomeno la squadra cui anzichè trasmettere isteria come avrebbe fatto Mourinho ha continuato a predicare nervi calmi e pressing alto su Pirlo. Sino a raddrizzare la partita quando Orsato ha decretato il rigore che Tagliavento si stava sforzando di non vedere, per poi vincerla con il cambio perfetto di Guarin per Cassano, mentre di là Vidal continuava a far rimpiangere Pogba.

Dopodichè l'aria da primo della classe rimane, la suscettibilità pure. Ma dal giorno della profezia l'Inter ha sempre vinto e progressivamente sempre più convinto. Il prossimo momento della verità arriverà con la guarigione di Snejider. Se l'olandese, anzichè da valore aggiunto, rientrerà con i suoi capricci da primadonna e lui deciderà rapidamente di farne a meno e di sbolognarlo altrove, capace che lo scudetto Stramaccioni se lo gioca davvero fino alla fine.

 

 

 

 

 

 

 

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31 ottobre 2012 - 0:16

Marotta, travolto da improvviso benessere.

Vedo, cari ragazzi, che Catania vi ha arrapato e una volta di più invidio la vostra gioventù. Mi spiace soltanto che nessuno abbia colto il nocciolo vero della questione, perfettamente illustrato sul Corriere da Paolo Casarin, prima buon arbitro anche se (parere mio) non eccezionale, poi bravissimo dirigente arbitrale, anzi di gran lunga il migliore che ricordi. Osserva il mio amico Paolo che dopo un buon debutto da consulenti, i giudici di fondo campo si sono allargati e oggi vogliono a loro volta fare i protagonisti. Con esiti discutibili per quanto riguarda le loro valutazioni: ma decisamente nefasti per la leadership dell'arbitro centrale che è sempre meno autonomo e di conseguenza meno autorevole.

Ma questa è una riflessione da grande competente, difatti è di Casarin, non mia. Io che volo più basso mi diverto in questi casi a cogliere i lati comici della vicenda. Ed essendo Pulvirenti un comico di professione, mi dichiaro affascinato da Marotta che sta da qualche tempo bruciando le tappe. Domenica è riuscito a dire che sì il gol del Catania era regolare, ma la Juve avrebbe vinto comunque (effettivamente pareggiando - a quel punto- con un gol in fuorigioco si poteva fare.) L'indomani ha aggiunto che prima o poi a tutti tocca un errore arbitrale, per esempio la Juve era stata penalizzata nel campionato scorso.

Dopo una vita da bravo dirigente di provincia (calcistica),  spesa a far quadrare i pochi errori a favore con i più numerosi torti a vantaggio delle grandi, Marotta è con tutta evidenza travolto da improvviso benessere arbitrale. Un caso umano, uno tra i tanti.

 

 

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22 ottobre 2012 - 20:11

Il brodo di coltura

Confesso che di tanto in tanto la rinuncia volontaria allo stadio mi costa fatica. Poi leggo dei cori degli ultras veronesi, ascolto il sottofondo ambientale delle partite di cartello tipo quella di sabato a Torino e benedico quella sera a San Siro di ormai undici anni fa in cui all'improvviso decisi di andarmene e di non mettere mai più piede in uno stadio. Italiano.

Ma per quanta legittima ripugnanza possa suscitare un coro come quello di Livorno, non mi pare si possa scoprire oggi la prevalenza del decerebrato da curva. Sono altre le novità del fine settimana. Per esempio che un bravo allenatore come Mandorlini, peraltro già recidivo, si permetta alla vigilia della partita di rivendicare il suo odio per Livorno e i livornesi. Con quale senso di responsabilità, visto che il suo uditorio privilegiato è per l'appunto quello degli ultras veronesi? E che alla sede Rai di Torino un giornalista, si fa per dire, si permetta di confezionare un servizio come quello che ha giustamente fatto scandalo, e un altro, che passa per decano, in uscita dal servizio stesso non si senta in dovere di scusarsi immediatamente, o quantomeno di prendere le distanze.

D'altra parte ho appena riletto, ma proprio di passata, gli ultimi interventi su questo povero blog. Ritrovando paro paro, con sempre meno eccezioni, lo stesso, desolante brodo di coltura.

 

 

 

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17 ottobre 2012 - 1:14

La metamorfosi di Balotelli

Non mi pare che Balotelli avesse mai giocato in carriera una partita così. Di dedizione, di sacrificio, di partecipazione totale alle esigenze della squadra. Di pressing continuo sugli avversari, di raddoppi in tutte le zone del campo, a maggior ragione dopo che Osvaldo aveva commesso quella sciocchezza che semmai proprio da lui, da Supermario, ci saremmo aspettati. Non solo. Ma a tutto questo lavoro da gregario, persino eccessivo, segno anche che se la squadra andava così aiutata da uno che dovrebbe badare innanzitutto ad altro qualcosa continua a non funzionare, Balotelli ha aggiunto -en passant - un assist di tacco per il primo gol di Montolivo e quello scatto da pantera per arpionare poi in souplesse il magnifico lancio di Pirlo.

Balotelli ha 22 anni, ed è già in ritardo sulla tabella di marcia che lo pretende campione. Nel frattempo altri più o meno suoi coetanei stanno acquisendo una dimensione internazionale, e lo si è visto in Svezia dove ai gol molto belli di Insigne, Florenzi e Immobile hanno fatto da contraltare prestazioni interessanti anche da parte di altri azzurrini. Senza dimenticare Verratti che ha trovato sin qui poco spazio in nazionale ma ha già fatto innamorare i parigini, come e forse più di Ibra.

Qualcosa si muove e prima o poi se ne parlerà più a fondo. Facciamo poi, visto che riparte il campionato e sino a Natale non sarà semplice tirare il fiato. Un caro saluto, tra i tanti, all'anconetano Giovanni e a suo figlio, che ho abbandonato per ragioni, ribadisco, indipendenti dalla mia volontà. Quali? Anche lì, un giorno o l'altro se ne parlerà. Per il momento continua a sembrarmi più elegante il silenzio. Misto a una sincera compassione.

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8 ottobre 2012 - 23:58

Le parabole di Pirlo e Platini.

La prima volta che ho visto una foto di Petkovic in divisa laziale ho pensato a uno scherzo fatto a Jacopo Volpi, che mi par di ricordare vecchio cuore giallorosso. Meno impressionante ma pur sempre notevole e per di più tutta in ambito viola la somiglianza di Matteo Renzi con Jovetic, o forse di Jovetic con Matteo Renzi nel caso in cui il sindaco riuscisse a vincere le primarie. Ciò, spérémo de no.

Sarà la suggestione delle somiglianze e dei rimandi, ma ieri vedendo due punizioni d'autore mi son partiti due emboli. Il più banale, si fa per dire,  la sera, tra i singulti dello streaming, quando la punizione di Messi è atterrata poco dopo la linea bianca dopo essersi impennata per scavalcare una barriera di gente da uno e ottantacinque che era saltata alla perfezione. Roba da fenomeni assoluti, da Maradona, Zico, Platini.

Ma l'amarcord più nitido era scattato qualche ora prima, quando Pirlo ha fintato il lob, ha fatto saltare la barriera del Siena, e l'ha infilata colpendo rasoterra dove un attimo prima c'erano le scarpe dei decollati. Non era la prima volta, ma è quella che più mi ha ricordato l'invenzione di questo colpo da biliardo. I più giovani l'attribuiscono a Rivaldo, a San Siro contro il Barcellona. In realtà fu Michel Platini a brevettarla in un Cremonese-Juventus. Le barriere avevano imparato a saltare per opporsi alle sue traiettorie, e lui colpì secco, rasoterra, ridendosela poi in giro per il campo. Che fenomeno, Michel. Qualche settimana prima, o dopo, almeno questo non ricordo, alla vigilia di un derby Bersellini credette di aver trovato l'antidoto e spedì il libero, Galbiati, sulla linea di porta a coprire l'angolo protetto in teoria dalla barriera. Platini prima mentalmente ringraziò per l'inatteso punto di riferimento. Poi infilò il pallone cinque centimetri sopra la crapa pelata di Galbiati, e se la rise in giro per il campo una volta di più.

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