Slow Foot

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I nostri Blog

30/06/09

Storie di moduli, dal '34 ad Arrigo.

Il bello di questa ridotta è che le messe a punto, anche i regolamenti di conti se vogliamo, sono all'ordine del giorno e non lasciano traumi. Così, se uno butta là che gli schemi di Sacchi esaltavano i brocchi che -mal- li interpretarono, o che si vedeva prima che Di Natale avrebbe sbagliato il rigore agli Europei, prima ancora che io legga e mi faccia prendere dalla tentazione del 118 qualcun altro di voi si incarica di riordinare le memorie e rimettere le cose a posto. A me tocca farlo (volentieri) in radio, dove la libera interpretazione è sempre la benvenuta, esattamente come qui: ma la pura e semplice puttanata in libertà, sempre in agguato, rischia se lasciata passare di distruggerti la reputazione nel giro di pochi secondi.

Qualche giorno fa stavo scorrendo il display degli sms alla ricerca dei più divertenti, e perlustrando le agenzie in attesa di non so più quale notizia. Il mio pilota automatico mi aveva catalogato come rassicurante il tono dell'ascoltatore in onda in quel momento, sicchè quando se ne è uscito sostenendo che in fondo la nazionale italiana applica il 4-4-2 sin dai mondiali del '34, così, come se stesse dicendo che la maglia era azzurra già allora e il campo, in linea di massima, 110 per 65, mi ci è voluto qualche secondo per reagire. La cosa stupefacente è stata che l'interlocutore, pur avendogli io demolito l'anacronismo in poche e non impegnative battute, non ha letteralmente fatto una piega. Un piazzista del nulla, tipico del nostro tempo, di quelli che la sparano grossa a prescindere, senza ben sapere di che cosa stanno parlando. La definizione non è mia, l'ho tratta da una mail d'alta scuola di un'ascoltatrice pisana che un giorno o l'altro troverò il modo di presentarvi.
Andò più o meno così alla vigilia di Italia-Brasile, Los Angeles '94. Quando Sacchi, finita la conferenza stampa ufficiale a 40 gradi all'ombra, riprese il microfono per dire " voglio solo aggiungere che comunque vada, domani la Nazionale italiana giocherà la sua prima finale mondiale senza il libero". Il traduttore in simultanea se n'era già andato. Fu per questo che non arrivarono gli infermieri con la camicia di forza. 

22/06/09

Disastro azzurro un anno dopo Donadoni.

Sarà magari un problema di memoria, ma non riesco a ricordare un primo tempo in cui l'Italia sia stata messa sotto in maniera così brutale e insieme desolante. Tre gol, due legni, altre occasioni ghiotte per il Brasile: per gli azzurri sempre più pallidi e stinti una dimostrazione di impotenza totale, difensiva e offensiva. Penso che Lippi, anzichè rispondere spocchioso e stizzito alle inevitabili domande finali, dopo altri 45 minuti di impotenza non meno avvilente visto che gli avversari avevano scelto di non infierire, avrebbe fatto miglior figura a lanciare l'asciugamano a fine primo tempo. O le bende, visto che la gag sulle mummie dopo la figuraccia con l'Egitto gli era andata di traverso.

La peggior Italia della storia recente, e una delle peggiori in assoluto, rivaluta tanto per cominciare Roberto Donadoni. Che fu cacciato giusto un anno fa a furor di Abete, non certo di popolo, dopo un decoroso pareggio con la Spagna. Quella era una nazionale che stava invecchiando, ma lo stava facendo con dignità. Questa è una nazionale alla deriva che rischia di coinvolgere nel naufragio dei combattenti e reduci di Berlino 2006 anche i pochi giovani di valore in grado di rinnovarla.
Dal Brasile si può perdere, basta intendersi sul come. Se si riperde così, in maniera assai più netta di quattro mesi fa a Londra, e se questo succede dopo una sconfitta con l'Egitto che tre giorni dopo straperde con gli Stati Uniti non può non scattare l'allarme rosso. Non c'è un reparto da salvare, uno straccio di organizzazione tattica se sullo 0-1 si regalano al Brasile fior di contropiede in parità, o addirittura superiorità numerica. Non ci sono singole prestazioni cui aggrapparsi se non quelle di Pepe e Rossi, guarda caso due giovani, ma quando ormai i brasiliani facevano accademia. In compenso cresce l'elenco dei giocatori non più presentabili a questo livello, a cominciare da Toni e Zambrotta per poi continuare a piacere. E vi raccomando Cannavaro. Che se gli parli di rinnovamento, a figuraccia ancora calda, sogghigna beffardo come il suo ct di riferimento. Come se la nazionale fosse cosa loro.

17/06/09

La saga dei Rossi, da Pablito a Pepito.

Non una scoperta, una riscoperta semmai e pazienza se banalotta: ma basta uscire dal contesto quotidiano per misurare tutta la distanza che separa oggi il manicomio del calcio dal resto dell'umanità. Per dirmi di Ronaldo e chiedermi un commento per il Sole, il cellulare qualche giorno fa è trillato nello zaino. Scendevo da Nocelle verso Positano, dopo qualche ora di impagabile cammino sul Sentiero degli Dei. La voce che mi informava di quei 90 e passa milioni di euro, seguiva di qualche minuto quella della perpetua di una chiesetta sospesa tra cielo e mare: stesso numero ma in anni, 90, un piccolo sagrato da spazzare come ogni giorno prima della messa vespertina, quello stesso cammino da Agerola percorso più di settant'anni prima per venirsi a sposare in un nido d'aquila da cui non s'era più mossa. Ho chiesto pietà al responsabile degli esteri: non c'ero col computer, ma soprattutto non c'ero con la testa. E forse, se ci penso appena seriamente, non ci sono tuttora.

Amen. Nel frattempo Pepito Rossi ha segnato quei due gol e anch'io, come tanti, ho ceduto alla suggestione del raffronto con quell'altro Rossi che di soprannome faceva Pablito. Per ricavarne la sensazione che i tempi son davvero cambiati se una volta tutto ciò che profumava d'antico aveva un fascino irresistibile, e oggi accade il contrario. A sentire e a leggere la maggioranza degli interventi, questo dopo due (magnifici) gol agli Stati Uniti in dieci è un campione: quell'altro era un opportunista che non vale Inzaghi. Segnalo sommessamente che a 22 anni, l'età di Pepito, Pablito fu capocannoniere con 24 gol in 29 partite nel Vicenza, da lui trascinato al secondo posto. Che sempre a quell'età il Rossi argentino fu la vera rivelazione del mondiale. E che già allora giocava senza tre menischi su quattro, ragion per cui la sua carriera -ulteriormente accorciata dai due anni di squalifica per scommesse- fu assai breve e si concentrò, in pratica, nelle ultime tre partite del mundial spagnolo. Discrete, come forse qualcuno avrà la bontà di riconoscere.

05/06/09

Zamparini e Zenga, fatti l'uno per l'altro.

Non è mai stato scritto da nessuna parte, e a maggior ragione non lo è adesso che i tempi sono, come dire, leggermente cambiati che un calciatore, o un allenatore, non possa passare armi e bagagli direttamente sull'altra sponda. Ma a me ha sempre dato da leggermente a pesantemente fastidio, non saprei nemmeno spiegare esattamente perchè: un mix di buongusto, di senso dell'opportunità, di rispetto nei confronti di una tifoseria che su quel calciatore, o allenatore, aveva investito da un punto di vista sentimentale. Senza dimenticare, oggi a maggior ragione, che se le rivalità esistono e già sono esasperate di loro, tanto vale evitare di alimentarle. Per tutte queste ragioni, sormontate nella fattispecie da un dramma ancora troppo recente per essere archiviato ( e non date retta a chi scriverà che proprio questa operazione aiuterà a superarlo, perchè presupporrebbe una maturità che non abbiamo), io credo che il Palermo avrebbe potuto scegliere un qualunque altro allenatore, e Zenga una qualunque altra squadra da allenare. Se così non è andata, se Zenga è il nuovo allenatore del Palermo di Zamparini, è perchè anche nel calcio c'è qualcuno che prima li fa e poi li accoppia. Per quanto tempo, conoscendo i soggetti, non è difficile immaginare.

Sulla vicenda Milan, ciascuno è ovviamente libero di pensare e di scrivere che è stato Ancelotti a voler andare al Chelsea, e così Kakà al Real Madrid. Ciascuno è altrettanto libero di credere che quella famosa sera papi si è davvero trovato un'ora libera e ha pensato di fare un salto a Casoria. E che se Carletto avesse fatto giocare tutto l'anno Ronaldinho il Milan avrebbe vinto il campionato. Con tutte quelle che ci stiamo bevendo da quindici anni a questa parte, che problema sarà sciropparsene qualcuna in più?
E non ditemi che la sto buttando in politica. Per quel che ho studiato, letto e vissuto la politica , pur deteriorata, rimane altro dall'avanspettacolo.

01/06/09

Carletto Ancelotti, signori si nasce.

Ho sempre avuto, lo sapete, un debole per Carlo Ancelotti. Negli ultimi giorni mi è cresciuto a dismisura, per le seguenti buone ragioni. La prima è aver saputo, da un amico comune, che Carletto passa almeno due volte la settimana a trovare Stefano Borgonovo e a fargli a lungo compagnia. La seconda è che il suo libro appena uscito, scritto materialmente e brillantemente da Alessandro Alciato ma sotto dettatura, è particolarmente godibile e ricco di vita vissuta. Non è la solita biografia tirata via, e se mi permetto di consigliarla agli adepti è perchè c'è da leggere e da riflettere: oltre che da contribuire alla ricerca sulla Sla, perchè Ancelotti ha devoluto i suoi compensi alla fondazione. La terza è che dal Milan è uscito con una classe rara, mandando a vuoto tutti i tentativi di farlo polemizzare con questo o con quell'altro. Da vero rappresentante della civiltà contadina, Carletto ha una faccia sola, e con quella si è presentato alla ribalta nel momento più difficile. Tra qualche ora Galliani e Leonardo, quello che mai e poi mai avrebbe fatto l'allenatore, dovranno come minimo tirarne fuori una seconda. Che nel caso di Galliani sarà forse anche la terza, o la decima, per via che il padrone ha sempre ragione.

Bello anche l'addio di Nedved, in una giornata in cui si son visti un sacco di gol (42) e un mare di lacrime, chissà quante sincere e quante invece da coccodrillo. Delneri ha salutato l'Atalanta dopo un grande lavoro, Mazzarri la Samp dopo un buon lavoro. E Zamparini è lì che dà i numeri perchè Ballardini (for president) gli ha detto che se ne andrà, e lui pensa che così non vale, forse perchè nessuno gli ha mai notificato l'esistenza della nemesi.
Da domani si ricomincia con Ibra e Kakà, Cairo rifarà i conti di quanti punti hanno rubato al Torino e non confermerà Camolese, mica per altro, per aver detto che dopo 38 partite è difficile che una sentenza sia ingiusta. E io per tre mesi non sentirò più Marco Foroni. La Fiorentina sembra aver iniziato con il piede giusto, ha detto ieri a Diretta Gol. La palla era a metà campo: i secondi trascorsi dall'inizio erano 25.

25/05/09

Maldini for president, Allegri for coach.

Giuro che questa non la sapevo. Che Paolino Maldini avesse dei sospesi con gli ultras, intendo, al punto da vedersi guastare la festa d'addio a San Siro. Poi a guastarla per davvero è stato Totti, nel senso del risultato, ma lì almeno qualcosa mi risultava, dai tempi del mondiale coreano. Cos'avrà combinato mai, un signore come Maldini, ai galantuomini della curva? Adesso salterà fuori, si capisce, ma nel frattempo cosa dobbiamo pensare? Che non baciava la maglia o che non mollava biglietti? Più alla seconda che alla prima parrebbe alludere quello striscione. E davvero gli ha dato dei miserabili e dei pezzenti? E quando? Ripeto, non ne sapevo nulla. E di colpo, proprio al passo d'addio, lo scopro ancora più grande. Maldini for president, altro che pallone d'oro.

Beh, nemmeno al president è andata un granchè, ma lì è un'altra storia. E che gli avrà combinato il buon Carletto per trattarlo come nemmeno Franceschini? Insomma non una gran giornata per il Milan. Né per tanti altri, a cominciare dal Torino. Che non aveva nulla da rimproverarsi, anzi, avendo giocato alla pari con una squadra che ha il doppio dei suoi punti. E allora perchè perdere la testa, e la faccia, alla fine? Perchè andarci anche con ignominia, in serie B?
Troppi punti interrogativi, vero? Eppure ce ne sarebbero altri. E' un fenomeno Ferrara, oppure sono dei...(la parola sceglietela voi) i giocatori, a cominciare da Del Piero? Io non ho dubbi, qualcuno di voi magari sì. E ancora, se Mourinho annuncia un offerta Real e Perez - con comodo - la smentisce, ci sarà qualcuno che mente? E secondo voi il bugiardo, o cialtrone a piacere, è uno solo o ce n'è più d'uno? E se domattina Moratti annunciasse che il nuovo allenatore dell'Inter è Allegri, non sarebbe la volta che anche i suoi detrattori si levano il cappello? Io nel mio piccolo ( di libero pensatore, non di detrattore) un salto in San Pietro all'Orto per congratularmi di cuore, lo farei.

19/05/09

Juve che peccato, il record rimane al Parma.

Dai che ho visto giusto a slittare di 24 ore. Cos'avrei scritto ieri se non le banalità assortite che avete letto e sentito ovunque? Di originale, al massimo, avrei aggiunto che il merito principale dell'Inter è stato assorbire senza danni l'assenza di Maicon, che per più di metà stagione era stato il vero playmaker.

Oggi invece qualcosa doveva pur succedere. Ed è successa. Erano quarant'anni che la Juve non licenziava un allenatore: e non è un caso che proprio da quarant'anni, da prima cioè dell'accoppiata Allodi-Boniperti, la Juve non avesse una dirigenza così mediocre. Pensate. Una settimana fa un pareggio col Milan aveva rilanciato le quotazioni di Ranieri al punto da accreditare una conferma anche per il prossimo anno. Un altro pareggio con l'Atalanta ha fatto scattare addirittura l'esonero. Delle due, era la prima tentazione ad avere i crismi dell'assurdità perchè non esistevano più i presupposti ambientali per rilanciare: ma da lì al panico, dovendo giocare con Siena fuori e Lazio in casa, c'era pur sempre di mezzo quel poco che rimane del cosiddetto stile Juventus.
Macchè. Dentro Ferrara a due giornate dalla fine. Non è record solo perchè, un anno fa, Ghirardi ingaggiò Cuper all'ultima giornata: firmando una retrocessione già prenotata per tempo con l'esonero di Di Carlo.
Adesso tocca al Milan muovere. Al Milan, non ad Ancelotti. Carletto le sue mosse le ha fatte per tempo. Siglando un precontratto col Chelsea per far venire allo scoperto sia Berlusconi che (vero obiettivo) Florentino Perez. E poi, giusto sabato a Udine, rispondendo all'intemerata d'Egitto non con una piazzata che non sarebbe nel suo stile: ma semplicemente con un finale di partita in cui c'erano in campo tutti e tre i palloni d'oro che hanno regolarmente fatto il solletico ai friulani.
Un'altra volta parleremo di Ibra che, dal mio punto di vista, ha semplicemente e legittimamente voglia di misurarsi con un altro calcio. Chi lo avesse considerato una bandiera (Bulgarelli, Rivera, Mazzola, Juliano e poi Maldini, Totti, Del Piero)  è pregato di ripassarsi il concetto di bandiera.

11/05/09

Fino all'ultimo respiro. Ma solo per salvarsi.

Giornata opaca, di transizione, eccezion fatta per la Fiorentina. Sei pareggi su otto, dopo le vittorie di Udinese e Sampdoria negli anticipi, e a proposito complimenti alla Samp e a Mazzarri in particolare, a quattro giorni dalla coppa Italia eravamo in tanti a pensare che uno sconto alla Reggina fosse sottinteso: cinque pere, alla faccia dello sconto. Speriamo vada così sino alla fine, rompendo la tradizione consolidata dei saldi di fine stagione.

D'altra parte di sola lotta salvezza continua a vivere il campionato. Il pari nello spareggio tra Torino e Bologna rimanda al prossimo, Bologna-Lecce. Ma intanto i granata hanno sprecato un match point, e quella traversa finale ha tutta l'aria di un segno del destino. Come quella del Lecce, che avrebbe a sua volta strameritato di vincere, forse è la volta che tutto davvero si deciderà all'ultimo minuto dell'ultima giornata. Non per il Chievo, salvo cataclismi, visto che i veronesi non solo hanno fermato l'Inter ad un passo dal traguardo, ma l'hanno fatto giocando un calcio per lunghi tratti degno - almeno - della capolista.
E questo reintroduce il discorso qualità, che continua a restare di bassa lega. Tolti gli ultimi minuti, in cui tutte e due hanno mollato gli ormeggi provando a vincere a tutti i costi, Milan e Juventus non hanno davvero dato spettacolo, per usare un eufemismo. Eppure sono la seconda e la terza forza del campionato. Detto che anche la prima, pur preparandosi a festeggiare uno scudetto meritato - certamente più meritato dell'ultimo scorso - non si può dire che abbia incantato, rieccoci alle prese con la distanza che ci separa dai campionato di vertice. Puntualmente riscontrabile, d'altra parte, nel dato di fatto inoppugnabile che ci vede eliminati per tempo dall'Europa che conta.
Consoliamoci con una novità che almeno rivaluta il ruolo delle minoranze, la finale di coppa Italia tra Lazio e Sampdoria. E prepariamoci all'idea che per colmare il gap continentale servirà, temo, più tempo di quanto non si senta blaterare.

04/05/09

Que viva el Barca

Come rifarsi finalmente la bocca il sabato sera, e come tornare a rovinarsela nel giro di ventiquattr'ore. Capisco i tifosi del Genoa, lo sono stato anch'io e ricordo sia pure alla lontana che sapore ha vincere un derby di battaglia. Ma oggi che vedo il calcio da un'altra angolazione, trovo che la partita di Marassi sia stata semplicemente disgustosa. E che cinquanta e passa falli, a larga maggioranza genoana, 3 espulsi che avrebbero dovuto essere di più, e un numero impressionante di ammoniti siano un dato statistico di cui vergognarsi.

Sicchè, dato che il campionato in vetta è finito, che la salvezza si deciderà all'ultima giornata, e che il testa a testa per la Champions tra una Fiorentina che gioca male e un Genoa che gioca meglio ma picchiando come fabbri sinceramente non mi appassiona, mi chiedo quante volte in vita mia ho visto giocare a pallone come il Barcellona sabato al Bernabeu. E credo che la risposta stia sulle dita di una mano.
Sarà la memoria che comincia a perder colpi, non dico di no. Ma una squadra che quattro giorni prima ha assaltato invano il Chelsea fino all'ultimo, che si presenta sul campo di un Real reduce da 17 vittorie e un pareggio, che va sotto dopo dieci minuti per un amnesia difensiva, beh, se quella squadra alla fine ne fa 6 che potevano essere 12, giocando un calcio palleggiato in velocità semplicemente da fantascienza io credo che trovare un termine di paragone sia un'impresa. Anche perchè non è vero che il Real non c'era. Il Real è stato progressivamente allontanato dal campo da una squadra nettissimamente superiore: sul 2-1, a risultato appena ribaltato, quando chiunque avrebbe rifiatato per studiare come si metteva, Xavi, mostruoso, è andato a pressare sulla trequarti del Real, ha strappato palla e l'ha toccata in verticale a Messi che ha seduto Casillas. E sul 3-2 di nuovo, e così fino alla fine. Da giorni raccomandavo agli adepti radiofonici di non perdersi l'appuntamento. Ma nemmeno io, che pure lo pregustavo, avrei immaginato uno spettacolo di così stupefacente bellezza. 

27/04/09

Troppo tardi per buttare un campionato

Devo a claudiod e a luca un grazie per i loro interventi conclusivi sul caso della settimana. Sia qui che in quell'oretta radiofonica c'è spazio per tutte le opinioni, purchè al disopra della cintura: quando si colpisce al di sotto, guai a perdersi dietro ai se e ai ma.

E' tardi per perdere un campionato già vinto, ma si è visto a Napoli come non sia mai troppo tardi per complicarsi le cose. Per via, non lo posso sapere ma ci scommetterei, di certi regolamenti di conti interni. Tipo che Ibra si sente in diritto di far sapere in giro di volersene andare. Ma se qualcuno gli risponde, nemmeno a muso troppo duro, che a certe cifre se ne potrebbe parlare, lui prende cappello e gioca, o meglio non gioca, come a Napoli, dove le uniche, vere energie le ha spese a spiegare ai compagni dove avrebbero dovuto mettergli palla. Avendo anche ragione, per carità, perchè i cavalier serventi non ne hanno indovinata mezza: ma non risulta che i compagni gli abbiano mai illustrato come avrebbe dovuto tirare quando lui si divorava pallegol su pallegol in coppa. O no? Poco o niente rispetto ai regolamenti di conti in corso alla Juventus, che sembra l'Inter di qualche anno fa per come tutto diviene istantaneamente di dominio pubblico: dall'incontro tra Blanc e Lippi alla geniale operazione-Cannavaro.
Intanto si è ritrovato il Milan ( o ha ritrovato i rigorini di inizio stagione?), si è squagliata la Roma, è andato in riserva il Genoa nonostante i caldi primaverili si facciano attendere. Ed è diventata bella la lotta-salvezza, che potrebbe tornare a coinvolgere persino il Chievo.
Ho visto una grande rimonta del Real, quella spettacolosa del Manchester, due belle semifinali di coppa Italia, soprattutto a San Siro. Con un Ibrahimovic, a proposito, leggermente diverso per impegno da quello napoletano. Di quella serata mi è rimasta in particolare la filippica finale di Mourinho al povero e del tutto incolpevole arbitro Orsato. Ma il cialtrONE si era troppo speso a bordocampo, sempre in favore di telecamera di modo che l'eventuale rimonta fosse merito suo, per accettare il verdetto.

Biografia Autore

  • Gigi Garanzini
    Ci giochiamo la vita
    di tutti i giorni
    all'insegna di un pressing
    sempre più estremo.
    Nel tempo libero
    dedicato al calcio
    sforziamoci di far girar palla
    più lentamente.
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